Comune di Monza

MONUMENTO CLEMENTE ALBERTI

Cimitero Urbano di Monza - Campo 7 - Posti 103 e 103bis

Descrizione generale

Il monumento funerario dedicato a Clemente Alberti si configura come una scultura monolitica in marmo bianco, impostata su un grande blocco lavorato a “roccia”, la cui superficie volutamente irregolare accentua il valore simbolico della materia. L’opera si distingue per l’impianto fortemente espressivo e figurativo, lontano da soluzioni architettoniche tradizionali e improntato a una lettura emotiva del tema della memoria.

Sulla fronte del masso è scolpita una figura femminile a grandezza quasi naturale, resa con morbida modellazione dei volumi e avvolta in un panneggio fluido. La figura, piegata in avanti, abbraccia e protegge un medaglione in rilievo che reca l’effigie di Clemente Alberti: il gesto, carico di pathos, richiama una simbologia di pietà, custodia e compianto, frequente nella scultura funeraria del primo Novecento.

Il volto di Alberti, scolpito in rilievo entro la massa lapidea, è caratterizzato da tratti marcati, barba e baffi pronunciati, e si integra direttamente nella materia del monumento, senza cornici o separazioni, rafforzando l’idea di un legame inscindibile tra memoria individuale e forma scultorea.

Il ritratto di Clemente Alberti

Il ritratto di Clemente Alberti emerge direttamente dalla massa del marmo, come se fosse scavato nella roccia stessa. Questa scelta compositiva rafforza l’idea di una memoria incisa nel tempo, non sovrapposta ma intimamente fusa con la materia del monumento.

Il volto, caratterizzato da barba e baffi marcati, è reso con un realismo sobrio, privo di idealizzazioni. Lo sguardo è abbassato, non rivolto verso l’esterno, accentuando il carattere intimo e meditativo della rappresentazione. Il ritratto non cerca la celebrazione pubblica, ma restituisce una presenza umana e concreta, coerente con la biografia civile del defunto.

Sotto il volto è incisa l’iscrizione:

“CLEMENTE ALBERTI
DEI MILLE
1835 – 1914”

La dicitura “Dei Mille” conferisce al ritratto una dimensione storico-civile, collegando la memoria individuale alla vicenda collettiva del Risorgimento. Il volto scolpito nella pietra diventa così simbolo di una memoria personale che si fa memoria nazionale.

Al di sotto compare un segno inciso riconducibile alla firma dell’autore:
“Pietro Riboldi 1914”, elemento che consente un’attribuzione certa dell’opera.

La figura femminile allegorica

La figura femminile scolpita in marmo bianco costituisce l’elemento dominante e strutturante dell’intero monumento. È rappresentata a grandezza quasi naturale, con il corpo piegato in avanti e il busto inclinato in un gesto di abbraccio e protezione. La postura è fortemente espressiva: il peso del corpo grava sul masso, come se la figura fosse parte integrante della roccia stessa.

Dal punto di vista iconografico, la donna non è un ritratto realistico, ma una figura allegorica riconducibile ai temi della Pietà, del Dolore o della Memoria. Il panneggio morbido, reso con grande attenzione alla continuità delle superfici, crea un contrasto con la materia scabra e non levigata del blocco marmoreo, accentuando la tensione tra umanità e natura, tra sentimento e materia.

L’atteggiamento raccolto e silenzioso della figura evita qualsiasi retorica monumentale: la sofferenza è interiorizzata, tradotta in un gesto lento e misurato, tipico della scultura funeraria simbolista dei primi decenni del Novecento. La figura femminile diventa così mediatrice tra il visitatore e la memoria del defunto. 

Un elemento di grande raffinatezza simbolica è il ramoscello che la figura femminile stringe nella mano e che si appoggia lungo il margine del rilievo. Il ramoscello, scolpito con attenzione naturalistica ma senza eccesso di dettaglio, assume un chiaro valore allusivo e simbolico.

Nella tradizione funeraria e iconografica, il ramoscello può essere letto come:

  • segno di vita che continua oltre la morte,

  • emblema di pace e riconciliazione,

  • richiamo alla rinascita e alla speranza.

Il fatto che sia la figura femminile a reggerlo rafforza il significato di custodia della memoria: non è un attributo decorativo, ma un elemento narrativo che accompagna il gesto di protezione del ritratto. Il ramoscello crea inoltre una linea visiva diagonale che guida lo sguardo verso il volto di Alberti, legando simbolicamente natura, figura allegorica e identità del defunto.

Inquadramento storico

Clemente Alberti, originario di Carugate, fu protagonista della vita civile monzese nella seconda metà dell’Ottocento. Dopo l’esperienza garibaldina, fu per anni gestore del Teatro Sociale di Monza, ricostruito dopo l’incendio del precedente edificio piermariniano. È ricordato anche per il suo impegno sociale, in particolare durante le epidemie di colera di metà secolo.

Il monumento, realizzato nel 1914 e inizialmente collocato nel cimitero di San Gregorio, venne trasferito nel Cimitero Urbano di Monza nel 1925, mantenendo intatta la sua struttura originaria.

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