Comune di Monza
MONUMENTO DELLA FAMIGLIA PAGNONI
Cimitero urbano di Monza - Campo 38
Descrizione generale
Il monumento si imposta su un alto basamento lapideo a gradoni, scandito da modanature e fregi decorativi di gust
o tardo-ottocentesco. Sulla fronte campeggia, in lettere dorate, il cognome PAGNONI, mentre più in basso compare il monogramma cristologico “PX” (Chi-Rho), antico simbolo di Cristo e della resurrezione.
L’elemento dominante è la figura bronzea di un angelo giovanile, seduto lateralmente sul bordo superiore del monumento. Il corpo è nudo nella parte superiore, con un morbido drappo che scende diagonalmente sulle gambe, creando un elegante gioco plastico di pieghe e controluci.
La postura è raccolta ma non statica:
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una gamba scende lungo il basamento,
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l’altra è piegata e sostiene il peso del busto,
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il braccio si appoggia con naturalezza sul ginocchio.
Le ali, ampie ma non enfatizzate, si aprono dietro la figura in modo equilibrato. Sulla testa, tra i capelli ricci e voluminosi, è visibile una piccola stella, elemento iconografico raro che rimanda alla luce eterna e alla guida celeste.
Sopra l’angelo, come elemento compositivo verticale, si innalza una grande urna o vaso ornamentale, che rafforza l’asse ascensionale del monumento.
Non si tratta dell’angelo trionfante o solenne tipico dell’Ottocento accademico, ma di una figura intima e malinconica.
L’espressione del volto è pensosa, quasi assorta. Lo sguardo non è rivolto verso l’alto ma sembra posarsi sul visitatore, creando una relazione silenziosa e diretta.
Il drappo che scivola lungo la gamba introduce un senso di movimento trattenuto, come se la figura fosse colta in un momento di sospensione tra presenza e assenza.
La stella tra i capelli rafforza l’idea di luce e trascendenza, mentre il simbolo Chi-Rho sul basamento collega la scena alla speranza cristiana della resurrezione.
L’insieme comunica: dolcezza, memoria, attesa, più che dolore drammatico.
L'autore: Enrico Astorri (1859 - 1921)
Scultore nato a Piacenza e attivo principalmente a Milano tra fine Ottocento e primo Novecento, Enrico Astorri operò soprattutto nell’ambito della scultura funeraria e monumentale.
La sua produzione si colloca tra il verismo tardo-ottocentesco e un simbolismo sobrio e intimista, con figure caratterizzate da modellato morbido, espressioni raccolte e forte attenzione alla resa psicologica.
Le sue opere, presenti anche nel Cimitero Monumentale di Milano, testimoniano una scultura elegante, misurata e priva di retorica, tipica della committenza borghese lombarda del primo Novecento.
