Comune di Monza
MONUMENTO PESSINA - ROVERE
Cimitero urbano di Monza - Campo 10 - Posto 35
Descrizione generale
Il monumento della famiglia Pessina–Rovere rappresenta uno dei complessi scultorei più significativi del Cimitero Urbano di Monza, firmato da Ernesto Bazzaro, protagonista della scultura lombarda tra fine Ottocento e primo Novecento.
L’opera, realizzata in più fasi a partire dal 1893, si compone di tre elementi distinti ma unitari:
due busti maschili in bronzo, impostati su alti basamenti plastici;
una figura femminile seduta, a grandezza naturale, collocata lateralmente;
rilievi decorativi integrati nei piedistalli.
La composizione rompe la rigidità della tradizione celebrativa ottocentesca e introduce una narrazione più intima e umana. I busti non sono statici: la modellazione è vibrante, il trattamento della superficie è mosso e dinamico, tipico del linguaggio scapigliato di Bazzaro. Le fisionomie sono rese con forte intensità psicologica.
Particolarmente significativa è la figura femminile seduta, rappresentata in un atteggiamento composto ma naturale. Il drappeggio dell’abito è trattato con una materia fluida e vibrante, che conferisce movimento e vitalità alla figura, quasi sospesa in un momento di silenziosa riflessione.
I busti maschili
I due busti, collocati su alti piedistalli, presentano un’impostazione non frontale e non rigidamente accademica.
Caratteristiche formali:
Taglio vivo del busto, con margini irregolari e superfici non rifinite in modo levigato.
Modellazione energica, con materia vibrante e segni di lavorazione volutamente evidenti.
Forte resa psicologica: lo sguardo è pensoso, leggermente disassato, mai fissato in posa statica.
Attenzione ai dettagli fisiognomici (baffi, barba, linea del collo, pieghe dell’abito).
Il trattamento del bronzo evidenzia la poetica scapigliata: la superficie non è liscia ma “respira”, creando giochi di luce e ombra che accentuano la vitalità del ritratto.
Il busto con i baffi monumentali presenta un’impostazione più dinamica: il volto emerge dalla materia con energia quasi drammatica, mentre il modellato della barba e dei baffi sembra animato da un movimento interno.
La figura femminile
È l’elemento più narrativo dell’intero monumento.
La donna è rappresentata seduta, in posizione composta ma non rigida. Il busto è leggermente inclinato, il capo ruotato con naturalezza. Non vi è teatralità, ma un’intensa concentrazione interiore.
Elementi distintivi:
Drappeggio ampio e fluido, trattato con solchi profondi e superfici mosse.
Pieghe dell’abito non geometriche ma irregolari, che creano un ritmo visivo continuo.
Mani rese con attenzione anatomica ma integrate nel flusso plastico dell’insieme.
Espressione serena, quasi meditativa, con labbra appena accennate.
La figura non è allegorica in senso classico, ma fortemente umanizzata. Non incarna un simbolo astratto, bensì una presenza reale, viva, immersa nel silenzio del luogo.
I rilievi e la base
I piedistalli non sono semplici supporti architettonici, ma partecipano attivamente alla narrazione.
Rilievi con volti emergenti dalla pietra.
Elementi decorativi che sembrano “germinare” dalla materia.
Transizioni morbide tra scultura e basamento.
La materia lapidea appare quasi erosa o modellata organicamente, in continuità con la sensibilità naturalista dello scultore.
L'autore: Ernesto Bazzaro (1859–1937)
Scultore milanese tra i protagonisti della stagione artistica lombarda tra Otto e Novecento, Ernesto Bazzaro fu vicino agli ambienti della Scapigliatura, recependone la tensione espressiva e il gusto per una modellazione vibrante e dinamica.
Allievo dell’Accademia di Brera e attento interprete della lezione di Giuseppe Grandi, sviluppò uno stile caratterizzato da forte resa psicologica, naturalismo intenso e trattamento materico mosso e non accademico.
Operò ampiamente nell’ambito della scultura monumentale e funeraria, lasciando opere nei principali cimiteri monumentali della Lombardia, tra cui Milano e Monza.
Nel monumento Pessina–Rovere, Bazzaro dimostra la sua capacità di unire ritrattistica, sensibilità narrativa e forza plastica, trasformando la memoria familiare in racconto scultoreo di grande intensità.
