Comune di Monza
MONUMENTO MOSE' BIANCHI
Cimitero urbano di Monza - Campo 40 - Posto ---
Descrizione generale
Il monumento funerario dedicato a Mosè Bianchi, tra i maggiori pittori dell’Ottocento lombardo, si presenta come un solenne sarcofago marmoreo di evidente is

pirazione classica, concepito non come semplice sepoltura ma come segno monumentale destinato a perpetuare la memoria di un protagonista della cultura artistica monzese.
L’opera, realizzata nel 1924 dallo scultore Achille Alberti, si imposta su un articolato basamento in granito che solleva l’intera struttura dal piano del terreno, conferendole una presenza plastica e architettonica autonoma all’interno dello spazio cimiteriale.
Il sarcofago, in marmo bianco, è caratterizzato da un ricco apparato decorativo di gusto classicista: lungo le pareti corre un fregio scandito da rosette circolar
i alternate a scanalature verticali, mentre una modanatura aggettante definisce il passaggio tra corpo e copertura.
Il coperchio, modellato come un grande d

rappo marmoreo arrotolato alle estremità con eleganti volute, richiama la forma delle urne romane e delle arche monumentali rinascimentali. Questo motivo, insieme alla rigorosa simmetria dell’insieme, conferisce all’opera un tono solenne e misurato, coerente con la celebrazione di una figura pubblica.
L’iscrizione “MOSE BIANCHI”, incisa e dorata sulla fronte, si inserisce con discrezione nell’impianto architettonico, evitando enfasi retoriche. L’intera composizione privilegia equilibrio, proporzione e chiarezza formale, in linea con quel recupero del linguaggio classico che caratterizza parte della scultura funeraria italiana del primo Novecento.
Collocato in posizione isolata, sotto la presenza maestosa degli alberi storici del cimitero, il monumento assume un valore quasi civico: non solo tomba privata, ma luogo simbolico della memoria collettiva di Monza.
Il contesto familiare
Mosè Bianchi apparteneva a una famiglia profondamente legata alle arti. Il padre, Giosuè Bianchi, fu insegnante e artista attivo a Monza nella prima metà dell’Ottocento, noto per ritratti, acquerelli e miniature su smalto. Figura riservata e colta, rappresentò per Mosè il primo riferimento culturale e formativo.
Anche il fratello Gerardo Bianchi, pittore e successivamente affermato fotografo, proseguì il percorso artistico familiare, contribuendo alla vita culturale monzese tra fine Ottocento e primo Novecento.
Il monumento a Mosè si inserisce dunque in una più ampia trama familiare che vede nel Cimitero Urbano la presenza di più membri della dinastia Bianchi, trasformando questo luogo in una sorta di memoria condivisa di una famiglia che ha inciso profondamente nella storia artistica della città.
L’autore: Achille Alberti
Achille Alberti (1860-1943) fu scultore attivo tra fine Ottocento e primo Novecento, interprete di un linguaggio improntato a un classicismo controllato e monumentale. La sua produzione si colloca nel solco di quella tradizione plastica lombarda che, pur attraversando le trasformazioni del modernismo, mantenne saldo il riferimento alla composizione architettonica e all’equilibrio volumetrico.
Nel monumento a Mosè Bianchi, Alberti dimostra particolare sensibilità nella fusione tra architettura e scultura: il sarcofago non è semplice elemento decorativo, ma organismo compatto, costruito per masse e proporzioni, in cui il repertorio ornamentale non sovrasta mai la struttura.
La committenza di Pompeo Mariani — anch’egli pittore e figura centrale dell’ambiente artistico lombardo — conferma il carattere altamente simbolico dell’opera, concepita come omaggio solenne a uno dei maestri della pittura monzese.
