Comune di Monza

MONUMENTO DELLA FAMIGLIA CAPROTTI

Cimitero urbano di Monza - Campo 4 - Posto 29

Descrizione generale

Il monumento funebre della famiglia Caprotti costituisce uno degli esempi più interessanti di architettura funeraria modernista presenti nel Cimitero Urbano di Monza. La sua importanza risiede non solo nella qualità formale dell’opera, m

a soprattutto nel fatto che il progetto venn

e affidato ad Antonio Sant’Elia, protagonista assoluto dell’avanguardia futurista italiana.

La progettazione del monumento ebbe inizio nel dicembre del 1913, in seguito alla morte di Gerardo Caprotti, avvenuta il 7 ottobre dello stesso anno. La scelta di rivolgersi a Sant’Elia fu probabilmente influenzata dalla recente partecipazione dell’architetto al concorso per il nuovo cimitero urbano di Monza del 1912, che ne aveva fatto conoscere l’originalità e la visione innovativa anche in ambito pubblico.

L’elaborazione progettuale fu complessa e articolata: Sant’Elia sviluppò più ipotesi, alcune delle quali decisamente più ambiziose e ricche di suggestioni simboliste e secessioniste. Il progetto definitivo, approvato dal Comune di Monza il 23 dicembre 1914, risultò invece fortemente ridimensionato, sia nelle dimensioni sia nell’apparato decorativo, probabilmente anche per ragioni economiche.
Il monumento fu concepito per il cimitero di San Gregorio e dedicato ai coniugi Caprotti e al figlio Renato; solo successivamente venne trasferito nell’attuale Cimitero Urbano.

Descrizione architettonica

Nella configurazione odierna, il monumento si articola a partire da una cordonatura in marmo bianco di Carrara, che delimita uno spazio interno riempito in ghiaia, originariamente pensato come area verde. La cordonatura si arresta contro un basamento quadrangolare, anch’esso in marmo di Carrara, sul quale poggia un blocco liscio in serpentino.

Sopra questo elemento si innalza la struttura commemorativa verticale, caratterizzata da un linguaggio estremamente sobrio ed essenziale: superfici lisce, volumi compatti, assenza quasi totale di ornamenti. Su di essa trovano posto le iscrizioni dedicatorie e il ritratto bronzeo di Gerardo Caprotti, realizzato dal figlio Guido Caprotti, artista e scultore.
Il rilievo, una formella quadrangolare in bronzo, reca la firma dell’autore ed è datato 1914, introducendo una nota umana e affettiva in un impianto architettonico volutamente astratto.

Trasformazioni e trasferimento

La storia del monumento è segnata da una serie di trasformazioni documentate dagli archivi comunali. La traslazione dal cimitero di San Gregorio al Cimitero Urbano venne richiesta l’8 ottobre 1928 e autorizzata pochi giorni dopo. L’intervento fu affidato a Francesco Donzelli, incaricato da Luigi Caprotti, proprietario del sepolcro, di adeguare l’opera alle nuove prescrizioni del regolamento cimiteriale.

Queste modifiche alterarono in parte l’impianto originario di Sant’Elia. Nei disegni iniziali la struttura verticale era collocata al centro della cordonatura, accompagnata da una bassa siepe ornamentale; nella sistemazione attuale, invece, la parte verticale assume il ruolo di fondale architettonico, chiudendo visivamente il monumento.
Sono andati inoltre perduti l’apparato vegetale e le piccole vetrate decorative laterali, elementi che avrebbero ammorbidito la rigidità formale dell’insieme.

I disegni presentati per ottenere il permesso di trasporto mostrano alcune incongruenze rispetto allo stato reale dell’opera, segno di una documentazione grafica non sempre precisa. Nonostante ciò, la nuova collocazione venne approvata definitivamente il 24 novembre 1928 dall’Ispettore Onorario.

L’autore: Antonio Sant’Elia (1888–1916)

Antonio Sant’Elia è una delle figure più emblematiche e radicali dell’architettura italiana del primo Novecento. Nato a Como nel 1888, fu tra i principali protagonisti dell’avanguardia futurista, movimento che mirava a rinnovare profondamente il linguaggio artistico e architettonico, rompendo con la tradizione storicista ottocentesca.

Sant’Elia raggiunse notorietà internazionale grazie alle sue visionarie architetture per la “Città Nuova”, presentate a partire dal 1914: progetti non destinati alla realizzazione, ma fondamentali per aver anticipato temi centrali dell’architettura moderna, come la verticalità, l’uso espressivo dei volumi, la semplificazione delle forme e l’idea di una città dinamica, funzionale e proiettata verso il futuro.

Nel Manifesto dell’Architettura Futurista (1914), Sant’Elia affermò con forza la necessità di abbandonare ogni decorazione superflua e di fondare l’architettura su linee essenziali, strutture razionali e materiali moderni. Questi principi, elaborati soprattutto in ambito teorico, trovano nel monumento funebre della famiglia Caprotti una delle rarissime applicazioni concrete del suo pensiero in un’opera realizzata.

Il progetto del monumento Caprotti, avviato tra il 1913 e il 1915, testimonia come Sant’Elia fosse capace di adattare il proprio linguaggio innovativo anche a un contesto tradizionalmente conservatore come quello funerario. La scelta di volumi semplici, superfici lisce e una composizione priva di retorica decorativa riflette pienamente la sua visione modernista, pur nelle limitazioni imposte dalle circostanze economiche e normative.

La morte prematura di Sant’Elia, avvenuta nel 1916 durante un assalto sul fronte di Monfalcone, interruppe bruscamente una carriera straordinariamente breve ma di enorme influenza. Proprio per questo, ogni opera a lui attribuibile assume oggi un valore eccezionale.
Il monumento Caprotti del Cimitero Urbano di Monza rappresenta quindi non solo una tomba di famiglia, ma una testimonianza unica dell’ingresso dell’architettura d’avanguardia nel linguaggio commemorativo, nonché una rara occasione per osservare come le idee futuriste potessero tradursi in architettura costruita.

Significato storico-artistico

Il monumento Caprotti rappresenta un caso raro nel panorama funerario monzese: un’opera che, pur nella sua semplicità, anticipa il linguaggio architettonico del Novecento e riflette le istanze moderniste di un’epoca di transizione.
La morte prematura di Antonio Sant’Elia nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, conferisce a questo sepolcro un valore ulteriore: esso diventa una delle poche testimonianze concrete dell’applicazione delle sue idee anche all’architettura funeraria.

All’interno del percorso storico-monumentale del Cimitero di Monza, il monumento della famiglia Caprotti si distingue come ponte ideale tra tradizione e avanguardia, tra memoria privata e sperimentazione architettonica.

cimitero monza