Comune di Monza

MONUMENTO DELLA FAMIGLIA BIANCHI

Cimitero urbano di Monza - Campo 3 - Posto 143

Descrizione generale

Il monumento della famiglia Bianchi si presenta come un cippo funerario in pietra naturale assemblata, caratterizzato da una forte resa materica e scabra, che richiama volutamente la forma della roccia viva. La superficie irr

egolare, non levigata, accentua il valore simbolico della materia, evocando un’idea di solidit

à, permanenza e naturalità, in contrasto con le architetture funerarie più formalizzate e geometriche.

Questa scelta formale, lontana da soluzioni architettoniche rigide o accademiche, conferisce all’opera un aspetto sobrio e meditativo, perfettamente in lin

ea con il gusto diffuso tra Ottocento e primo Novecento per i monumenti funera

ri di impronta simbolica, nei quali la materia stessa diventa veicolo di significato e memoria.

Il cippo poggia su un basamento lapideo semplice, volutamente privo di decorazioni, che funge da elemento di raccordo tra il terreno e la struttura verticale de

l monumento. Su questo corpo centrale sono inseriti due ritratti scultorei, collocati su piani differenti, secondo una precisa gerarchia visiva e narrativa.

Nella parte inferiore, sulla fronte del cippo, è collocato un medaglione circolare che accoglie il ritratto di profilo di Giosuè Bianchi, capostipite della famiglia, mentre sulla sommità emerge il busto di Gerardo Bianchi, posto in posizione dominante. La diversa collocazione delle effigi non è casuale, ma costruisce un percorso ascensionale della memoria, che accompagna lo sguardo dal fondatore della tradizione familiare fino alla figura che ne interpreta l’evoluzione moderna.

Nel suo insieme, il monumento si configura come una narrazione scultorea stratificata, nella quale forma, materia e ritratti concorrono a raccontare una storia familiare profondamente legata alle arti figurative e alla vita culturale della città di Monza.

Il tondo con l’effigie di Giosuè Bianchi

Nella parte frontale del monumento è inserito un medaglione circolare (tondo) in bronzo con il ritratto di profilo di Giosuè Bianchi (Monza, 1805–1875).

L’opera, realizzata da autore ignoto nel 1875, proviene dalla precedente sepoltura del cimitero di San Gregorio ed è stata successivamente ricollocata in questo complesso monumentale.

Il ritratto, privo di firma, è improntato a un linguaggio realistico e misurato, tipico della ritrattistica commemorativa ottocentesca, e restituisce l’immagine di un uomo austero e raccolto.

Il busto di Gerardo Bianchi

Il busto di Gerardo Bianchi, collocato sulla sommità del cippo della famiglia, costituisce l’elemento dominante e più recente del monumento. Realizzato in bronzo patinato, è opera dello scultore Filippo Cifariello e datato 1925, come attestano le fonti storiche.

Dal punto di vista formale, il busto presenta una modellazione accurata e realistica: il volto è reso con grande attenzione ai dettagli fisiognomici, in particolare alla barba e ai baffi, che conferiscono al ritratto un carattere severo ma meditativo. Il capo è leggermente ruotato e lo sguardo non è frontale, soluzione tipica della ritrattistica tra Otto e Novecento, pensata per trasmettere introspezione e vitalità interiore, evitando la rigidità dell’effigie puramente celebrativa.

Il busto non poggia su un piedistallo tradizionale, ma emerge direttamente dalla massa irregolare della pietra, creando un forte contrasto tra la materia naturale del cippo e la superficie lavorata del bronzo. Questa scelta rafforza il dialogo tra natura e arte che caratterizza l’intero monumento.

L’incisione sul busto

Sulla parte frontale del busto è incisa la scritta:

“A PAPA’ 

GERARDO BIANCHI

I FIGLI”

L’iscrizione, volutamente sobria e priva di titoli, ha un valore eminentemente affettivo e familiare. La dedica “I figli” chiarisce che il busto non nasce come commissione pubblica, ma come atto di memoria privata, voluto dai discendenti per onorare Gerardo Bianchi come figura centrale della famiglia e della sua eredità artistica.

L’assenza di formule encomiastiche o celebrative accentua il tono intimo e raccolto dell’opera, coerente con la scelta formale dell’intero cippo. Il nome inciso direttamente sulla superficie del busto, senza cartigli o cornici decorative, integra la scrittura nella materia scultorea, rendendo testo e immagine un unico elemento commemorativo.

L'autore: Gaetano Moretti

Gaetano Moretti (1860–1938) fu uno dei protagonisti dell’architettura lombarda tra Ottocento e Novecento.
Allievo di Camillo Boito e Luca Beltrami, seppe coniugare l’amore per il classicismo rinascimentale con le istanze decorative del Liberty milanese.
Nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, la sua produzione tende verso un linguaggio più sobrio e misurato, come dimostra la Cappella Cambiaghi, dove l’eclettismo raggiunge un equilibrio tra tradizione e modernità.

Significato e percezione

Nel suo insieme, il monumento racconta un dialogo tra generazioni e linguaggi artistici:
il tondo ottocentesco dedicato a Giosuè rappresenta la memoria e la tradizione, mentre il busto novecentesco di Gerardo segna l’apertura verso una nuova concezione dell’immagine e della rappresentazione del reale.

Il pittore Mosè Bianchi, fratello di Gerardo e figura di primo piano dell’arte lombarda dell’Ottocento, è anch’egli sepolto nel Cimitero di Monza, in una tomba distinta.

Questo monumento costituisce quindi non solo una sepoltura familiare, ma un documento storico-artistico che testimonia l’evoluzione della cultura figurativa a Monza tra XIX e XX secolo.

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